mercoledì 13 giugno 2018

Visita alla CC "Ugo Caridi" (Catanzaro) per ricordare il Presidente Enzo Tortora detenuto ingiustamente

Candido (Partito Radicale NTT, Abolire la miseria): domenica 17 giungo in carcere a Catanzaro per ricordare Enzo Tortora e i tanti casi "Tortora" come Angelo Massaro. E ci fa grande onore che a noi si unisca la Senatrice Bianca Laura Granato del M5S.


<<Anche oggi potrebbero essere tanti gli innocenti nelle patrie galere. Ricordate la notte tra il 16 e il 17 giugno del 1983, quando Enzo Tortora viene arrestato con l'accusa infamante di associazione camorristica e traffico di droga? L'accusa è tra le più infamanti per chiunque, a maggior ragione per un personaggio pubblico che, fino al giorno prima, era stato il beniamino di Portobello. 
Una vicenda che segnò Tortora fisicamente, moralmente.
Poi la candidatura alle europee per il Partito Radicale del quale diviene presidente, la sua elezione e la rinuncia alla carica per affrontare il processo da cittadino senza immunità>>.

A ricordarlo in un comunicato che annuncia la visita nel carcere di Catanzaro per domenica prossima, 17 giugno 2018, è Giuseppe Candido, militante del Partito Radicale Nonviolento e segretario dell'associazione radicale nonviolenta "Abolire la Miseria-19maggio"

<<Il 13 giungo del 1987, quattro anni dopo,>> - si legge ancora nella nota di Candido - <<la Corte di Cassazione lo assolve definitivamente, per non aver commesso il fatto. I magistrati che in primo grado l'avevano imputato e fatto condannare, non solo non pagarono per l'errore commesso, ma raggiunsero i vertici più alti della carriera di un magistrato.
Ma quello di Enzo Tortora - come ricordava Saviano qualche settimana fa su L'Espresso, "non fu soltanto un caso di malagiustizia: contro il presentatore di Portobello si riversò l'odio congiunto di moltissime categorie di persone; un'invidia che fu letale". Un odio e una voglia di manette che oggi ritorna ancora più forte>>.

Nel 2014, il 16 giugno era domenica: e con Marco Pannella e i compagni del Partito Radicale lanciammo da Napoli, con un comizio e una raccolta di firme in Piazza del Plebiscito, i 6 referendum radicali per la giustizia giusta per i quali mi ritrovai tra i primi firmatari dell'appello del comitato promotore. Responsabilità civile dei magistrati, separazione delle carriere giudicante e requirente, rientro in ruolo dei magistrati distaccati furori ruolo e abolizione dell'ergastolo ostativo.
Dopo trentacinque anni dall'arresto e tanti errori giudiziari meno noti del caso Tortora, le cose non sono molto cambiate, anzi per la questione sovraffollamento e rispetto dei diritti umani durante le fasi di privazione della libertà sono peggiorati negli anni, fino a portarci, nel 2013, ad esser condannati per i trattamenti inumani e degradanti nelle carceri. 
Per questo - come ci ha insegnato Marco Pannella - in un'Italia ancora da trent'anni condannata per la irragionevole durata dei processi, e una regione - la Calabria - dove non c'è ancora un garante dei diritti delle persone private della libertà, né quello - istituito oltre 10 anni fa ma mai nominato - del garante per la salute, noi radicali nonvioneti, laici, liberali per lo Stato di diritto, non molliamo quella lotta per una giustizia giusta e per la sua appendice carceraria dove ancora troppo spesso vengono violati molti diritti umani e domenica prossima, 17 giungo, in occasione dei trentacinque anni dall'arresto e 31 dalla sua assoluzione, per ricordare alle istituzione e a noi stessi che di gente in carcere innocente come Tortora ce ne è parecchia. 
Circa il 50% dei detenuti nelle carceri calabresi è in attesa di un giudizio definitivo, e molti, moltissimi, sono quelli in attesa di un primo giudizio. E molti di loro rischiano di essere riconosciuti innocenti dalla stessa magistratura. Come Angelo Massaro, che ci accoglieva da dietro le sbarre con la sua dignità e una maglietta verde con la foto di Marco Pannella, rimasto in cella a Catanzaro per oltre vent'anni e poi riconosciuto innocente e scarcerato con tante scuse. Ci fa onore aver avuto la disponibilità ad unirsi a noi, delegazione del Partito Radicale Nonviolento, la Senatrice Bianca Laura Granato (M5S) alla prima visita ispettiva in un carcere.>>.

Nel comunicato si specifica che la delegazione calabrese del Partito Radicale Nonviolento autorizzata dal DAP sarà composta da Rocco Ruffa, Antonio Giglio, Ernesto Biondi, Giovanna Canigiula e dallo stesso Candido

venerdì 1 giugno 2018

La Federazione Italiana Diritti Umani dalla parte di Abolire la miseria


Dopo essere intervenuto al Congresso dell’Associazione Radicale Nonviolenta “Abolire la miseria - 19 maggio” il politologo Antonio Stango, in qualità di presidente della Federazione Italiana Diritti Umani non ha fatto mancare il suo sostegno diventando un nostro nuovo iscritto
(la mozione quest’anno pone come obiettivo il
raggiungimento di 100 iscritti).
Lo stesso Presidente Stango (più in basso uno stralcio del suo comunicato del 29 maggio), ha giudicato favorevolmente la battaglia che Abolire la miseria” ha intrapreso da diversi mesi (e conta di proseguire nel futuro avendola messo al centro della propria azione politica) ovvero
<<l’elezione -anche in Calabria- del “garante delle
persone private della libertà” (L.R. 1/2018)>>.
Come Radicali, riteniamo che non ci sia battaglia che meriti più di ogni altra di essere
combattuta di quella che si propone la difesa dei Diritti Umani. Il sostegno della FIDU
ci rende molto orgogliosi e ci convince ancor di più di aver preso la giusta strada.
Per salutare con gioia quanto è avvenuto ho deciso di sospendere dalla
mezzanotte di oggi 1 Giugno - lo sciopero della fame (e della sete) fino alla
prossima settimana.
La FIDU ha riconosciuto il valore di questa battaglia: Negli anni più bui del ‘900
noi italiani ci siamo resi protagonisti di comportamenti infami che hanno comportato
la sistematica violazione dei Diritti Umani col beneplacito dell’opinione pubblica.
Oggi, avviene la stessa cosa: nei luoghi di detenzione l’Italia viola sistematicamente
i Diritti Umani; ancora oggi l’Italia non ha rimediato opportunamente alla sentenza
della Corte europea dei diritti umani - nota come “sentenza Torreggiani”- adottata
l’8 gennaio 2013 con decisione presa all’unanimità che ha condannato l’Italia per la
violazione dell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti umani (CEDU); partendo
dal presupposto che anche la pena del più efferato criminale deve tendere alla sua
rieducazione poco importa se il detenuto sia colpevole o innocente: chi è detenuto
dallo Stato Italiano non deve essere torturato.
Se a questa ovvia considerazione, aggiungiamo l’irragionevole durata dei processi
ci rendiamo conto di come è indispensabile verificare in maniera sistematica che
tutte le volte in cui lo Stato priva qualcuno della sua libertà non vengano intaccati
i suoi Diritti Umani.
Da anni ormai ci battiamo perché l’Ordinamento Penitenziario venga riformato
ma nell’attesa che la riforma di cui alla Legge 103 del 2017 venga completata
vorremmo che l’OP attualmente in vigore venisse rispettato!
Se l’art. 35 della Legge 354/75 stabilisce che i detenuti hanno il Diritto di rivolgere
istanze o reclami orali o scritti [...] ai garanti regionali o locali dei diritti dei detenuti
in una Regione come la Calabria dove il garante non viene colpevolmente eletto
dal Consiglio (vedi Regione Calabria)
come possono i detenuti esercitare questo loro diritto?
Noi radicali (finché il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ce lo consentirà)
cerchiamo di sopperire all’assenza di un garante eseguendo a nostre spese visite
ispettive ai sensi dell’art. 67 del regolamento attuativo del citato ordinamento penitenziario,
ma, ora che la Legge istitutiva del garante esiste anche in Calabria,
cosa aspetta la politica a fare il suo dovere?
E perché i mezzi di informazione non portano a conoscenza dell’opinione pubblica
questa immotivata carenza?
Come può il garante nazione dei detenuti (istituito a norma del DL 146/13)
essere fedele ai compiti che gli sono attribuiti (“promuovere e favorire rapporti
di collaborazione con i garanti territoriali”) se in alcune regioni italiane
i garanti non ci sono?!?
Da gennaio -come tesoriere dell’associazione “19 maggio”- mi batto affinché il
Consiglio Regionale assolva il suo compito con uno sciopero della fame di
4 giorni a settimana (battaglia alla quale ho aggiunto un giorno di sciopero
della sete da quattro settimana a questa parte).


Ecco il testo del comunicato del dott. Antonio Stango che ringrazio nuovamente:





Pres. FIDU Dott. Antonio Stango
La legge istitutiva del Garante è stata un passo positivo, nel
rispetto della legislazione nazionale e del Protocollo opzionale
alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre
pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti. Tuttavia,
nonostante la legge preveda, all’articolo 3, che l’avviso pubblico
per la presentazione delle candidature a questo incarico sia
‘pubblicato entro trenta giorni’, tale avviso non è mai stato
emanato. Al Consiglio Regionale e al suo Presidente, Nicola Irto,
chiediamo dunque di farlo nei tempi più brevi affinché si realizzi
un istituto fondamentale non solamente per la dignità e spesso
la vita delle persone a vario titolo private della libertà, ma anche
per favorirne il recupero e il reinserimento sociale”.