martedì 19 gennaio 2016

Lettera a coloro che hanno a cuore il Diritto

Vi scrivo con estremo ritardo, è vero, ma anche con estrema urgenza. Oggi si sta consumando un fatto gravissimo sotto i nostri occhi.
Una destra deviata e antidemocratica sta consumando un golpe: un colpo mortale alla nostra democrazia che verrà ufficialmente uccisa con il referendum confermativo del prossimo ottobre.
È un piano ben orchestrato che menti molto più fini e consapevoli delle nostre hanno elaborato fino al più piccolo dettaglio.
Non chiedetemi di date o luoghi perché non ho le necessarie competenze giornalistiche ma è tutto fin troppo chiaro: stiamo assistendo alla messa in opera di un progetto che trae origine con la famosa loggia P2 dove forze fasciste, lobbistiche e del crimine organizzato si erano già messe all'opera in società.
Matteo "il bischero" è solo uno strumento nelle mani di qualcun'altro o di altri. La sua ascesa, se non sbaglio fu interamente mediatica: un sindaco venuto dal nulla, senza alcuna cultura politica se non di tipo democristiano che salì agli altari della cronaca per voler essere "il rottamatore" ma che fino a questo momento è riuscito solo a far fuori le poche forze contrarie alle riforme costituzionali che nel PCI/PdS/DS/PD erano rimaste.
Queste persone hanno intravisto una possibilità e hanno messo in atto il loro piano: un piano che ha avuto inizio dopo l'esito delle scorse elezioni quando con le "Primarie del PD" si è capito che si poteva portare a casa la riforma. Una riforma della Costituzione che è la fotocopia di quella berlusconiana ma per molti versi peggiorativa.
Una riforma che per come è stata fatta non può che gridare vendetta e che per come è stata fatta tradisce tutta la sua natura contraria allo Stato di Diritto.
Hanno capito che Matteo "il bischero" era l'uomo giusto: l'uomo appartenente chissà a quale loggia (mie speculazioni) che verrà utilizzato e poi gettato via per dar posto al nuovo monarca.
Una riforma della Costituzione e delle regole, dicevo, che ci fa tornare indietro di 200 anni. Hanno detto bene ieri nelle dichiarazioni di voto gli esponenti delle opposizioni: prego tutti voi andare a riascoltare le loro parole.
Di fatto diventeremo come la Russia; ci consegneremo mani e piedi al nuovo monarca che potrà agire indisturbato, non più "in spregio alla Costituzione" ma legittimato dalla nuova Legge che non assegna più il potere al popolo ma magari ad una Marina Berlusconi che se non sbaglio è ancora, assieme al padre, proprietaria della grande maggioranza dei mezzi d'informazione (televisivi e non).
Il potere che viene dato all'esecutivo è immenso, senza contropoteri dello Stato in grado di impensierirlo. Il Senato della Repubblica non solo non da la fiducia ma è persino il ritrovo di un manipolo di raccomandati, nominati dalle Regioni. La Camera dei Deputati, diventa, invece, la camera dei nominati dal "Primo/Prima (Premier/Premiere)" che magari con il 15, 20% del consenso nel paese (tenuto conto di chi a votare non ci va) riesce a portare a casa il "premio di maggioranza" al singolo partito (non più alla coalizione). Hanno imparato bene da Putin, hanno preso appunti. E sarà allora inutile invocare l'ONU. Vi/ci risulta che la Russia nonostante faccia parte della CEDU rispetti i Diritti Umani politici della sua gente, del suo popolo? Ovviamente no. E vi/ci risulta per caso un solo ricorso alla CEDU da parte di un cittadino russo perché il Diritto Umano a essere opposizione al regime è violato? Ovviamente no (in realtà anche quando la CEDU sentenzia contro la Russia può succedere che "di imperio" Putin decida che non ci si può intromettere negli affari interni).
Dicevo nulla è stato lasciato al caso e nulla sarà lasciato al caso da qui ad ottobre. Già Matteo "il bischero" lo va dicendo: quello di Ottobre non è un voto sulle riforme costituzionali ma è un voto su di me! Sa che quello di "mandare la palla in tribuna" è l'unico modo che ha (hanno) per portare a casa la riforma perché se i cittadini fossero messi nelle condizioni di giudicare la riforma la boccierebbero senza appello (come hanno già fatto con Berlusconi). Ma il "conoscere per deliberare" non è quello che verrà messo in atto nei prossimi mesi: nei prossimi mesi vedremo una serie di marchette elettorali senza precedenti (ovviamente tutte a debito; pagheranno gli italiani in futuro). Già immagino un bel regalo ai pensionati per fine anno: verrà detto loro "cari pensionati io voglio darvi grosso modo 1.000 euro in più all'anno dal prossimo anno MA se le riforme non passano "io me ne vado" (perché lo ha già detto) e addio alla vostra ricompensa." e lo stesso farà con i più poveri "agitando" lo specchietto per le allodole del reddito di cittadinanza. Ovviamente tutte promesse che potrà (provare a) mantenere dopo il Referendum quando lui non servirà più e probabilmente con nonchalance Angelino Alfano farà cadere il governo per consegnare il Paese in mano alla destra.
Ripeto che, a mio modesto parere, la sequenza di eventi è chiara; Matteo "il bischero" segretario del PD, la necessità di far cadere il governo Letta e poi la super urgenza delle riforme costituzionali, come se il Paese non avesse invece avuto bisogno di affrontare altre questioni come la povertà, la Giustizia, la disoccupazione, la corruzione, le disuguaglianze nord-sud, ...
Dicevo prima che questa riforma è quella della destra e che da qui in avanti anche Berlusconi dichiarerà pubblicamente che suo malgrado, nonostante questo voglia dire mantenere Renzi (ancora per poco) al Governo voterà di sì "perché il Paese ha bisogno di essere più governabile".
Certo la lotta intestina (alla "Partitocrazia S.p.A.") per il potere tra PD e Forza Italia sarà vera lotta ma il PD non ha nessuna chance perché a livello mediatico il PD non controlla quasi nulla. Mi chiedo quanti degli attuali vertici RAI, Mediaset e La7 siano mai stati del PD prima del 2012? Quanti direttori di giornale, quanti editori? Credo che sia una cifra prossima allo "zero".
E badate bene che da qui ad Ottobre anche quei pochi editori rimasti "non allineati" (Radio Radicale compresa) verranno fortemente attaccati e possibilmente silenziati affinché nessuno possa interferire con "il loro piano".
Propongo che far bocciare questa riforma costituzionale al Referendum debba diventare la nostra priorità. Se le riforme passano il nostro dibattito per riformare l'ONU ovvero la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo introducendo il Diritto alla Conoscenza e la transizione transnazionale verso lo Stato di Diritto contro le "ragioni di Stati" diverrà vano, inconferente e anacronistico. Dobbiamo ora concentrare le nostre esigue forze su questa "ultima battaglia" per salvare la Costituzione Italiana per come ce l'hanno consegnata le forze di opposizione al fascismo. Diceva bene un oratore ieri a Radio Radicale (verso le 20): la nostra nuova Costituzione (se approvata) sarà molto più simile alle costituzioni di stampo sovietico dove i diritti individuali della persona devono cedere il passo agli interessi della maggioranza che però vengono sanciti - magari con l'applausometro - da un solo uomo: "lo zar".

giovedì 7 gennaio 2016

La peste italiana o il "tumore italiano"?

Abbiamo sentito parlare in più di una occasione di “peste italiana”.
La peste come molti sapranno, è una malattia infettiva di origine batterica dovuta ad uno specifico batterio di cui non ricordo il nome. I radicali da diversi decenni parlano di “peste italiana” per significare lo stato patologico del nostro paese con proprietà altamente contagiose a livello transnazionale (si pensi all’ingolfamento della Corte Europea dei Diritti Umani che i ricorsi italiani hanno provocato in passato o alla diffusione a livello internazionale delle criminalità organizzate nostrane).

Oggi, però, alla luce dell’attuale situazione in cui verte il nostro paese la patologia che meglio di altre può rappresentare una più aderente analogia con lo stato italiano è il cancro.
Questa mia considerazione nasce dalla personalissima esperienza condivisa con decine di migliaia se non centinaia (forse milioni) di miei concittadini:
Se una persona oggi esegue - in questo nostro paese - una qualsiasi prestazione per un qualsiasi soggetto le conseguenze (ovvero gli effetti benefici o "malefici" che da essa scaturiscono) si differenziano non in funzione della qualità dell’esecuzione ma in funzione della territorialità. Già da ragazzo (oltre 20 anni or sono) sentivo interi settori della nostra comunità (del nostro “popolo”) esprimersi in questi termini: “se vuoi lavorare senza dover fare il doppio della fatica per ottenere lo stesso risultato, devi farlo DA ROMA IN SU” (altro che “Cristo si è fermato ad Eboli”!).
E attenzione: questo vale anche quando si ha a che fare con le pubbliche amministrazioni. Non capivo perché le stesse persone, le stesse metodologia e tipologia lavorative (per attenersi al mercato del lavoro) - ovvero i loro risultati - fossero così condizionati dal territorio.
A mio giudizio, già allora la patologia era manifesta: la causa del cancro era ed è l’assenza dello Stato di Diritto per ragioni sistematiche e non localistiche.
Ma contro quella malattia non è stato fatto (quasi) nulla perché non si è lavorato per eliminare la causa scatenante “l’assenza dello Stato di Diritto”; il cancro è cresciuto indisturbato e oggi la malattia è in stato avanzato: metastasi in tutti i gangli vitali del paese: sanità, infrastrutture, istruzione, ... . A mio modesto avviso, il tumore era ed è dovuto a ragioni sistematiche (si finge di non vedere, si tollera l'intollerabile, si ricorre allo “stato di emergenza permanente”). 

Se assimiliamo lo Stato Italiano ad un organismo, è come se il tumore si sia “materializzato” solo in una sua porzione (ipotizziamo “il polmone sinistro”).
Ma la causa del tumore non è imputabile al comportamento del “polmone sinistro”: il singolo polmone non decide per conto suo cosa inalare; non è in grado di mettere in pratica strategie difensive; serve un approccio olistico al problema se si vuole sconfiggere una patologia così marcata. Solo uno stolto potrebbe pensare che sarebbe sufficiente asportare tutto il polmone. Quell'organo era semplicemente il più esposto; forse la concentrazione di agenti cancerogeni era maggiore; forse c’erano già delle lesioni, forse un’infiammazione dovuta ad un raffreddore è stata curata male … poco importa.
Sta di fatto che la malattia ha un’origine endogena dovuta ad un mix di autocompiacimento (appariscenza piuttosto che sostanza) e trascuratezza (non cogliere i segnali, declinare ogni responsabilità).

Dicevo, “da Roma in su”, come paradigma della impossibilità di puntare ad uno sviluppo della persona e della propria comunità a certe latitudini: a milioni hanno lasciato le Due Sicilie; una vera diaspora.

Tutto il resto è una logica conseguenza: tornando al parallelo con l’organismo: a causa della unicità e indivisibilità dei sistemi circolatorio, endocrino, linfatico e nervoso (“Una e indivisibile” come scriveva dell’Italia il Presidente Emerito Giorgio Napolitano) era solo questione di tempo prima che i sintomi della malattia si manifestassero in tutto l’organismo.
siamo all’assurdo, il ricorso alla Magistratura è diventato un forma di masochismo da parte di chi chiede Giustizia.
Questo perché le lungaggini della giustizia, i suoi costi, l’intangibilità delle somme illecitamente sottratte, accumulate e distratte chissà dove, sono diventati la norma!
Oggi più che mai l’ “organismo Italia” ha bisogno di una cura “poderosa”: una riforma della Giustizia di tipo “chemioterapico”. Certo, la chemioterapia ti fa cadere i capelli, ti rende debole, non puoi divertirti e spassartela come prima, devi seguire una dieta ferrea (altro che Olimpiadi di Roma) e mille altre contro-indicazioni. Ma è in gioco la sopravvivenza del nostro paese e ... tant’è.

Ma la malattia non è “la Calabria”, la malattia non è “la Campania” (ricordiamo quando il Ministro Brunetta disse: «la conurbazione Napoli-Caserta è un cancro sociale e culturale. Un cancro etico, dove lo Stato non c’è, non c’è la politica, non c’è la società»).
Oggi si arriva al paradosso che la (quasi) totale assenza dello Stato di Diritto assume a volte tratti comici: dalle mie parti un professionista può sentirsi dire da un cliente che non vuol pagare in tono minaccioso la seguente frase: “FAMMI CAUSA!”.